Gli italiani dicono No: quando la Costituzione diventa il vero terreno comune
Referendum sulla Giustizia: cosa ci dice davvero il voto degli italiani
Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si è chiuso con una vittoria netta del No, che ha raggiunto circa il 53,5–53,7% dei voti secondo le principali fonti nazionali .
Un risultato che blocca la riforma voluta dal governo Meloni e che segna una delle affluenze più alte degli ultimi anni: 58,9%.
Non è solo un dato politico: è un segnale culturale, generazionale e territoriale.
L’affluenza – quasi il 59% – supera di gran lunga le ultime consultazioni nazionali.
Il dato più interessante? Molti cittadini che non avevano votato alle europee 2024 sono tornati alle urne, e in maggioranza hanno scelto il No.
Il Centro-Nord ha trainato la partecipazione: Firenze, Bologna, Siena, Ravenna e Reggio Emilia superano il 66–70% di affluenza.
Secondo le stime, il Sì prevale solo in tre regioni:
• Friuli-Venezia Giulia
• Lombardia
• Veneto
Il No domina in tredici regioni, mentre in quattro l’esito è stato incerto fino all’ultimo.
Una mappa che racconta un’Italia divisa, ma non secondo le linee politiche tradizionali.
Il voto dei giovani è stato decisivo:
• 61,1% degli under 34 ha votato No
• Gli over 55 hanno invece premiato il Sì (50,7%)
È un segnale forte: le nuove generazioni chiedono prudenza quando si tocca la Costituzione, ma anche un diverso modo di parlare di giustizia e istituzioni.
Perché Sì, perché No
Le motivazioni raccontano due Italie diverse:
Chi ha votato Sì
• Sostegno alla separazione delle carriere (59%)
• Divisione del CSM (35%)
• Alta Corte disciplinare (34%)
Motivazioni tecniche, di merito.
Chi ha votato No
• Non voler modificare la Costituzione (61%)
• Contrarietà al sorteggio nel CSM (39%)
• Voto di opposizione al governo (31%)
Qui prevale un orientamento istituzionale, più che politico.
Nonostante la sconfitta, il 54% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni debba restare al governo.
Il voto, quindi, non è un giudizio complessivo sull’esecutivo, ma un messaggio chiaro:
È il secondo referendum costituzionale della storia repubblicana a bocciare una riforma approvata dal Parlamento.
Questo referendum non è stato un derby politico.
È stato un momento in cui gli italiani – spesso accusati di disaffezione – hanno dimostrato di tenere alle istituzioni più di quanto la politica creda.
Hanno chiesto rispetto, equilibrio, trasparenza.
Hanno ricordato che la Costituzione non è un terreno di scontro, ma un patto comune.
E forse, in un tempo di polarizzazioni, questo è il segnale più prezioso.

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