Torino, una ferita che ci riguarda tutti
💙 Torino, una ferita che ci riguarda tutti
Ci sono notizie che non si possono liquidare in poche righe.
Ci sono immagini che restano addosso, che ti costringono a fermarti e a chiederti che cosa stia diventando il nostro Paese.
A Torino, durante il corteo in solidarietà al centro sociale Askatasuna, un giovane agente del Reparto Mobile di Padova — 29 anni appena — è stato accerchiato e aggredito da un gruppo di manifestanti violenti.
Calci, pugni, oggetti lanciati.
Un assalto improvviso, feroce, che lo ha lasciato a terra mentre altri agenti cercavano disperatamente di raggiungerlo per proteggerlo.
Non è solo cronaca.
È un campanello d’allarme che risuona forte.
Un ragazzo che stava solo facendo il suo lavoro
Quando parliamo di “poliziotto”, spesso dimentichiamo la persona.
Ma dietro quella divisa c’era un ragazzo di 29 anni, con una vita davanti, con i suoi sogni, le sue paure, le sue responsabilità.
Un ragazzo che quella mattina è uscito di casa per lavorare, non per rischiare la vita.
E mentre veniva colpito, altri agenti — anche loro giovanissimi — correvano verso di lui, mettendo il proprio corpo tra la violenza e un collega in difficoltà.
Un gesto che racconta più di mille discorsi: lo Stato, quello vero, è fatto di persone che si proteggono a vicenda.
La violenza non è mai una forma di espressione
Manifestare è un diritto sacrosanto.
Aggredire non lo è.
E quando la protesta si trasforma in violenza cieca, non stiamo più parlando di democrazia, ma di qualcosa che la democrazia la vuole ferire.
Le istituzioni hanno espresso solidarietà, e questo è importante.
Ma la solidarietà deve diventare cultura, educazione, responsabilità collettiva.
Perché non possiamo permettere che un episodio del genere diventi “normale”, o peggio, inevitabile.
Che questo non accada mai più
Da giornalista, da cittadino, da uomo, sento il bisogno di dirlo chiaramente:
Nessun ragazzo di 29 anni dovrebbe rischiare la vita per garantire la sicurezza di tutti.
Nessuna divisa dovrebbe diventare un bersaglio.
Nessuna protesta dovrebbe trasformarsi in un’aggressione.
Torino ci ha ricordato quanto sia fragile l’equilibrio tra libertà e responsabilità.
Sta a noi difenderlo, ogni giorno.
A quel giovane agente, e a tutti gli agenti feriti
Vi siamo vicini.
Vi siamo grati.
E continueremo a esserlo anche quando i riflettori si spegneranno.
Perché la sicurezza non è un concetto astratto:
è un patto umano, quotidiano, tra chi serve lo Stato e chi lo Stato lo vive.

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